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mercoledì 15 dicembre 2010

La banda dei Babbi Natali. Aldo, Giovanni e Giacomo ci riprovano



Il Natale si avvicina e così anche l’invasione di cine-panettoni made in Italy e film natalizi di varia natura. Anche il trio comico più famoso del piccolo e grande schermo italiano ci riprova e, dopo il deludente Il cosmo sul comò, torna al cinema con una commedia ambientata la notte della vigilia di Natale. Ne La banda dei Babbi Natale, Aldo, Giovanni e Giacomo interpretano tre strambi personaggi beccati dalla polizia in “fragranza di reato”, come direbbe il Tenente Benemerita (interpretato da Giovanni Esposito), proprio nell’atto di svaligiare un appartamento, così almeno in apparenza. Durante la lunga notte al commissariato, scopriremo in realtà che le cose non sono sempre come sembrano…Nelle sale da venerdì 17 dicembre.

Cosa ci fanno Aldo, Giovanni e Giacomo vestiti da Babbi Natale la notte della vigilia in giro per Milano? Semplice: svaligiano un appartamento. Si tratta dell’ennesimo colpo della banda che, da un paio di settimane, ha messo in ginocchio la polizia della capitale lombarda compiendo furti impunemente. Ne sono convinti i poliziotti che li hanno arrestati e la pensa così anche l’ispettore di polizia Irene Bestetti (Angela Finocchiaro) che non vede l’ora di sbatterli dietro le sbarre e tornare a casa dai figli e dal marito per preparare i tortellini per la cena di Natale. Purtroppo fin da subito intuiamo che la storia è più complicata di quel che sembra. L’interrogatorio alla centrale si trasforma così in un espediente per far addentrare lo spettatore nella storia e nelle complicate vite dei tre malcapitati, attraverso una serie di flashback e inserti onirici. Vite professionali ad affettive complicate fanno da sfondo a tre esistenze tragi-comiche perfettamente rappresentate dai membri del trio che tornano ad una comicità a loro più congeniale, attingendo a caratteri e personaggi di fantasia ma estremamente verosimili. Come non riconoscersi nel rapporto conflittuale tra Giovanni e i suoceri (Giorgio Colangeli e Mara Maionchi), nelle difficoltà a lasciarsi andare ai sentimenti di Giacomo o ai problemi economici di un Aldo alla costante ricerca di un lavoro stabile? Equivoci e situazioni paradossali si susseguono senza soluzione di continuità, regalando risate e anche qualche momento di romanticismo. Nel complesso, quindi, il film funziona e assolve al suo compito, quello di far divertire senza pensare ai problemi che ci affliggono quotidianamente, regalando una forse troppo abbondante ora e mezza di spensieratezza. Dispiace tuttavia l’insistita e reiterata violenza ingiustificata (semmai ne esista una giustificabile) nei confronti degli animali esibita dal film, in particolare dal personaggio di Giovanni, veterinario di dubbie qualità. Nessun moralismo, per carità, ma il problema principale resta il fatto che questi episodi non suscitano affatto il riso dello spettatore. Altra nota dolente, l’interpretazione di Mara Maionchi, che sembra essere capitata sul set del film per caso.

Regia: Paolo Genovesi
Soggetto e sceneggiatura: Aldo, Giovanni e Giacomo, Valerio Bariletti, Morgan Bertacca, Giordano    
                                          Preda
Cast: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Angela Finocchiaro, Lucia Ocone, Mara
         Maionchi, Antonia Liskova
Direttore della fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci
Scenografia: Eleonora Ponzoni
Montaggio: Marco Spoletini
Origine: Italia 2010
Distribuzione: Medusa
Durata: 100 minuti

venerdì 10 dicembre 2010

RCL - Ridotte capacità lavorative. Quando la realtà supera la fantasia



Pomigliano d’Arco. Una troupe guidata dall’attore Paolo Rossi approda nel paese salito agli onori della cronaca nazionale per il referendum interno dei dipendenti Fiat sulle nuove modalità contrattuali vincolate alla missione produttiva. L’industria che dà da mangiare a più di 5000 persone in questo piccolo paese del Mezzogiorno rischia di chiudere i battenti e trasferirsi. Il precedente è una trattativa lacerante che vuole il lavoro vincolato alla soppressione dei diritti conquistati dagli operai nel corso della storia sindacale italiana. Paolo Rossi e i suoi collaboratori si aggirano per il paese intenzionati a girare dei sopralluoghi per un film sulla classe operaia. La prima cosa da capire consiste nella scelta del genere più adatto a raccontare questa storia…Nelle sale da venerdì 10 dicembre.

RCL – Ridotte capacità lavorative nasce da un’idea del giornalista e autore napoletano Alessandro Di Rienzo. Diretto da Massimiliano Carboni, il film racconta la strampalata impresa di una troupe ridotta ai minimi termini, impegnata nella realizzazione di un film sulle vicende della Fiat a Pomigliano d’Arco. <<L’idea che sta alla base di questo lavoro è raccontare le storie e le riflessioni delle persone al di là del linguaggio angusto della semplice inchiesta giornalistica>> ha affermato il regista. <<Grande importanza è stata data alle immagini del paesaggio e delle strade di Pomigliano. Le scene improvvisate dai protagonisti sono riprese esclusivamente in piano sequenza. Inquadrature pulite: lo sguardo della regia è al servizio dello spettatore e non protagonista>>.
Al di là dei luoghi comuni e del linguaggio giornalistico che nei mesi precedenti hanno accompagnato l’argomento, Paolo Rossi  si reca sul “luogo del delitto” per cercare di capire cosa stia veramente succedendo in una terra dilaniata dalla camorra, in cui lavoratori onesti conducono una battaglia estenuante per la difesa di diritti acquisiti anch’essi in seguito a lunghe e ininterrotte battaglie sindacali. Le scoperte della troupe sono molte, a partire da una stazione moderna e funzionale, a dispetto di ciò che in realtà ci si potrebbe aspettare da un piccolo paese del Mezzogiorno. O ancora che in quella che era conosciuta come la Stalingrado del Sud, il sindaco, che Rossi intervista, oggi è di destra.
Nel corso delle riprese e degli incontri (il parroco del paese Don Peppino Gambardella, il sindacalista Andrea Amendola, un gruppo di operai a cena), si fa sempre più pressante la strampalata idea di realizzare un film di fantascienza, con Shakira e Nino D’Angelo nei panni di Carl Marx come protagonisti, che racconti la liberazione della classe operaia di tutto il paese. Le idee di Rossi non incontrano però il favore della produzione. Il film non s’ha da fare. Frustrato dall’impossibilità di riuscire a comunicare e a rappresentare che cosa significhi oggi il lavoro alla catena di montaggio, Rossi si rivolge a Charlie Chaplin, colui che con Tempi Moderni è riuscito meglio di altri a raccontare l’alienazione della catena di montaggio, nel poetico e bellissimo voto finale accompagnato dal volo liberatorio delle mongolfiere verso il cielo.   

A metà strada tra inchiesta giornalistica, alla Report ed Annozero per intenderci, reality movie e film backstage, RCL è attraversato in lungo e in largo dalla comicità surreale di Paolo Rossi che tratteggia l’affresco di un paese (Pomigliano ma anche l’Italia) in cui la (triste) realtà sembra aver superato la fantasia.

Regia: Massimiliano Carboni
Sceneggiatura: Alessandro Di Rienzo, Paolo Rossi e Massimiliano Carboni
Cast: Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila, Alessandro Di Rienzo, Davide Rossi, Daniele Maraniello
Montaggio: Sara Pazienti
Scenografia: Filippo Marranci e Barbara Carboni
Origine: Italia 2010
Distribuzione: Iris Film
Durata: 72 minuti

mercoledì 8 dicembre 2010

I due presidenti




I due presidenti è la vera storia del “rapporto speciale” (The Special Relationship è il titolo originale del film) intercorso tra il Presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton, interpretato da Dennis Quaid, e il Primo Ministro Britannico Tony Blair (ne veste i panni ancora una volta l’attore inglese Michael Sheen). Il film prende le mosse dalla visita a Washington di Blair nel 1992. Non ancora primo ministro, Blair si incontra con gli esperti di comunicazione di Clinton al fine di carpirne le ragioni del successo e poterle adattare all’immagine del Partito Laburista che rappresenta. L’incontro vero e proprio con il presidente avverrà solo quattro anni più tardi e segnerà la nascita di un sodalizio politico e personale. Nelle sale da venerdì 10 dicembre.

Diretto da Richard Loncraine e sceneggiato da Peter Morgan, che completa la sua trilogia su Tony Blair dopo The Deal e The Queen, sempre interpretati da Sheen, I due presidenti affronta un tema politico conducendo lo spettatore dietro le quinte delle conferenze stampa ufficiali e della vita pubblica dei due protagonisti, rivelando le affinità elettive tra Clinton e Blair non soltanto in ambito politico ma anche dal punto di vista dell’amicizia personale che legherà le loro famiglie, al di là delle differenti dinamiche interne e di coppia. Non solo i due uomini di potere, con le loro ambizioni, aspirazioni e debolezze, dunque, ma anche le loro mogli rientrano nel quadro tratteggiato per noi da Loncraine e Morgan, che hanno cercato di mantenersi il più aderenti possibili alla realtà storica della relazione. <<Quando racconti la storia di persone che sono ancora tra noi, devi essere certo di non rendergli un cattivo servizio>> ha osservato il regista. <<Abbiamo lavorato molto per verificare l’accuratezza dei dialoghi e degli eventi del film. Credo che i cineasti abbiano delle grandi responsabilità verso i soggetti che portano sullo schermo>>.

La prima parte del film, impegnata a presentare le caratteristiche private e pubbliche dei due protagonisti, è decisamente quella più ironica e divertente, capace di presentare eventi e fatti reali anche di una certa gravità, vedi la questione del terrorismo in Irlanda, senza tradire l’impianto di fondo tipico della commedia drammatica. Assistiamo così al primo incontro tra Clinton e Blair e agli eventi che contribuiscono al consolidamento della loro amicizia: l’impegno di Clinton nei confronti del riavvio dei negoziati di pace tra l’IRA e il governo britannico e l’appoggio al presidente americano da parte di Blair durante lo scandalo Lewinsky, il così detto “Sexgate”.
Il registro cambia nella seconda parte del film, incentrata sull’acuirsi della violenza in Kosovo da parte del presidente serbo Slobodan Milosevic. Tony Blair è il più fervente sostenitore di un attacco Nato alla Serbia ed entra in conflitto con Clinton in merito alla strategia militare da attuare, ed in particolare sulla decisione di inviare truppe di terra a sostegno del bombardamento aereo, l’unico intervento militare che gli Stati Uniti sono disposti ad intraprendere nei Balcani. L’intraprendenza di Blair e la sua ostinazione spingono gli Stati Uniti a ridefinire la loro strategia militare, decretando l’affermazione a livello internazionale del leader inglese. Il film termina con i consigli che Clinton elargisce a Blair su come affrontare le relazioni con la nuova amministrazione degli USA dopo l’elezione a nuovo presidente degli Stati Uniti di George W. Bush nel 2000.   

mercoledì 1 dicembre 2010

We Want Sex. La rivoluzione femminile “made in England”



 Donne sull’orlo di una rivoluzione. Siamo a Dagenham, nella contea di Essex, Inghilterra orientale, nel 1968. Nella fabbrica della Ford lavorano 187 donne, addette alla cucitura dei sedili per auto. Lavorano in un’ala fatiscente dell’edificio e la loro retribuzione, va da sé, è inferiore a quella dei loro mariti, molti dei quali lavorano nella stessa fabbrica. In seguito ad una ridefinizione professionale ingiusta ed umiliante che le declassa come operaie non qualificate, le lavoratrici, sostenute dalla portavoce Rita O’ Grady (Sally Hawkins), indicono uno sciopero per la rivendicazione dei loro diritti. Questo porterà alla paralisi della produzione industriale e alla prima legge sulla parità retributiva tra uomo e donna. Una storia vera, nelle sale da venerdì 3 dicembre.

Passato recentemente al Festival Internazionale del Film di Roma, dove è stato applaudito da pubblico e critica, We Want Sex è il nuovo film di Nigel Cole, autore britannico molto sensibile ai temi sociali virati al femminile e ispirati a storie vere come L’erba di Grace e Calendar Girls. In We Want Sex, Cole affronta un tema impegnato politicamente raccontando un episodio relativamente recente della storia dei diritti dei lavoratori, ignota ai più. La vera storia delle operaie Ford, le cui rivendicazioni rappresentano una tappa fondamentale nel raggiungimento di un trattamento lavorativo egualitario tra lavoratori maschi e lavoratrici femmine nel mondo del lavoro britannico ma non solo, è raccontata con garbo e leggerezza in una commedia brillante che, per forza di cose, inevitabilmente semplifica una materia narrativa che intuiamo essere ben più complessa, come solo la realtà sa essere. Ne è un esempio la figura di Rita O’ Grady, personaggio di fantasia ideato per permettere l’identificazione del pubblico con una protagonista assoluta che, nella propria storia, racchiude tutte le condizioni dell’operaia britannica media sul finire degli anni Sessanta. E gran parte del successo del film è dovuto proprio al cast femminile della pellicola in cui spiccano i personaggi e le interpretazioni di Sally Hawkins e Miranda Richardson.

Il film è ambientato nel 1968 ma guarda al presente perché i diritti dei lavoratori, siano essi operai o impiegati, sono ancora lontani dall’essere riconosciuti e, soprattutto, rispettati in qualunque parte del mondo si viva. Lo spettatore italiano, in particolare, non può non pensare ai recenti casi verificatisi nel nostro paese e, in generale, alle condizioni lavorative che il paese sta vivendo come minimo da un paio d’anni a questa parte. Proprio per questo il film di Cole può essere definito una commedia “militante” capace di colpire il bersaglio e rappresentare un tentativo intelligente, sicuramente riuscito, di risvegliare le coscienze e far capire come sia necessario non abbassare mai la guardia e, soprattutto, continuare a lottare per l’affermazione dei propri diritti. Oggi più che mai.   

Titolo originale: Made In Dagenham
Regia: Nigel Cole
Cast: Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Rosamund Pike, Geraldine James
Origine: Gran Bretagna 2010
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 113 min.

martedì 30 novembre 2010

L’ultimo esorcismo. L'horror tra L’esorcista e Blair Witch Project


Esce nelle sale venerdì 3 dicembre, L’ultimo esorcismo, mockumentary (ovvero film di finzione ma girato come fosse un documentario, e quindi vero) horror diretto da Daniel Stamm. L’idea alla base del film è quella della realizzazione di un documentario, da parte di una troupe ridotta all’osso (cameraman e tecnico del suono), sul Reverendo Cotton Marcus, carismatico predicatore che compie falsi esorcismi su fanatici religiosi spesso affetti da disturbi psicologici piuttosto che posseduti da demoni dell’inferno. Pentito per le truffe che da anni mette in piedi, il reverendo decide di rispondere ad un’ultima chiamata e si reca in Louisiana, nella fattoria di Louis Sweetzer, allevatore alcolizzato, convinto che la figlia sia posseduta dal demonio.

Dalla produzione del film apprendiamo che il rito dell’esorcismo è una pratica più che mai utilizzata nel nuovo millennio, tanto che più del 40% degli americani ha affermato di credere nella possessione del Demonio. A Roma, sono in molti a frequentare l’Università Pontifica Regina Apostolorum, l’Università Cattolica sostenuta dal Vaticano che offre corsi di esorcismi per preti. Il film di Stamm attinge a questo universo, popolato da fanatismi religiosi spesso accompagnati dal verificarsi di malattie mentali, partendo da un punto di vista scettico. Il protagonista del film è infatti un pastore piuttosto spregiudicato che per anni ha praticato falsi esorcismi con l’aiuto di trucchi scenici vari, cavalcando l’onda della credulità popolare. Deciso a porre fine a questa sua attività mostrando ad una troupe cinematografica la realtà celata dietro questa pratica che, pur essendo nella maggior parte dei casi innocua, può portare anche alla morte dell’esorcizzato in seguito ad esorcismi molto violenti, il reverendo si trova per la prima volta nella sua vita ad avere a che fare con forze oscure che fanno vacillare le sue convinzioni.

Inevitabilmente quando si vede un film sulla pratica dell’esorcismo, il pensiero va a L’esorcista, il film di William Friedkin del 1973, e il confronto è quasi sempre impari data l’aurea di film cult che da sempre circonda la pellicola. Nel caso specifico poi, la scelta di girare un mockumentary non può non scomodare altri illustri esempi del genere come ad esempio Blair Witch Project, fosse solo per  le tematiche affrontate e lo stile delle riprese, anche se poi la filosofia di fondo dei due film differisce notevolmente. Nel primo caso abbiamo assistito ad un vero e proprio fenomeno caratterizzato da una strategia pianificata di guerriglia marketing finalizzata a far credere alla veridicità della storia: il materiale filmato da tre giovani scomparsi nel nulla era stato ritrovato e montato. Anche nel caso de L'ultimo esorcismo possiamo parlare di found footage sebbene qui il genere mockyumentary venga scomodato solo per dare forma al film e non sostanza.

Inevitabilmente, quindi, tutto sa di già visto, clichè dopo clichè. Eppure la storia non è poi così scontata e regala qualche imprevisto cambio di rotta a sorpresa, reggendo miracolosamente almeno fino alla fine, momento in cui gli sceneggiatori si sono evidentemente fatti prendere la mano sprecando il potenziale narrativo e visivo evocato fino a quel momento, buttando via in maniera frettolosa una storia costruita minuziosamente per la maggior parte del tempo.

In ultima analisi, il film si dimostra un’occasione sprecata, comunque più efficace come storia drammatica che non orrorifica.

Regia: Daniel Stamm
Sceneggiatura: Huck Botko & Andrew Gurland
Cast: Patrick Fabian, Ashley Bell, Iris Bahr, Louis Herthum, Caleb Landry Jones, Tony Bentley
Direttore della fotografia: Zoltan Honti
Scenografie: Andrew Bofinger
Montaggio: Shilpa Kanna
Origine: USA/Francia 2010
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 87 min.

Omaggio a Mario Monicelli, maestro del cinema italiano



E' scomparso Mario Monicelli, regista e sceneggiatore del cinema italiano, un maestro senza se e senza ma. 95 anni, malato di tumore, Monicelli si è suicidato gettandosi dal balcone del quinto piano dell'Ospedale San Giovanni di Roma in cui era ricoverato. Io non posso nemmeno immaginare la sofferenza che possa spingere qualcuno a togliersi la vita. Per questo rispetto la decisione di Monicelli e di tutti coloro che piegati nella mente e nel corpo da atroci sofferenze scelgono di lasciare la loro vita, che è solo la loro. 
Per rendere omaggio al maestro ho scelto una scena tratta dal film Amici Miei .

lunedì 29 novembre 2010

Nelle sale da venerdì 3 dicembre. Le uscite cinematografiche della settimana

Ben 9 le nuove uscite cinematografiche del prossimo weekend. Diamo uno sguardo ai film che troveremo nelle sale a partire da venerdì 3 dicembre

In pole-position troviamo l’horror L’ultimo esorcismo, mockumentary sull’attività del Reverendo Cotton. Domani, martedì 30 novembre, troverete sul blog la recensione in esclusiva.




Decisamente più leggero il film d’animazione Mià e il Migù, co-produzione italo-francese a sfondo ecologista.









Torna al cinema Woody Allen e lo fa con una commedia sentimentale in cui l’autore si limita a dirigere un cast nutrito all’interno del quale spiccano Naomi Watts, Anthony Hopkins ed Antonio Banderas. Il titolo del film è Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, banalizzazione del ben più evocativo titolo originale You Will Meet a Tall Dark Stranger. Appuntamento imperdibile per tutti gli estimatori dell’autore newyorchese.

Commedia, ancora a sfondo sentimentale, per Katherine Heigl e Josh Duhamel, impegnati in una difficile convivenza in Tre all’improvviso.





Gli amanti dell’extreme non potranno perdersi Jackass 3D, terzo lungometraggio della serie Jackass, basato sull'omonimo show apparso tra il 2000 e il 2002 su MTV. La banda di spericolati stuntmen riproporrà in tre dimensioni nuovi e ridicoli stunt, oltre che pesantissimi e incredibili scherzi.

Atmosfere natalizie, e la cosa non guasta dato il periodo, per il nuovo film di Bent Hamer, Tornando a casa per Natale, moderna favola in cui le vite di un gruppo di persone di una piccola cittadina svedese si intrecciano con conseguenze imprevedibili per le loro vite. Non perdere in esclusiva il video-servizio sul film, on-line da venerdì 3 dicembre su questo blog.




Direttamente dal Festival Internazionale del Film di Roma, We Want Sex, commedia diretta da Nigel Cole e con un cast al femminile strepitoso capitanato da Miranda Richardson. Il film, la storia della prima grande rivendicazione del mondo operaio femminile che porterà alla legge sulla parità di retribuzione, ha ottenuto grande successo di pubblico e di critica al recente festival romano. Siamo nel 1968, ma il riferimento diretto è quanto mai all’oggi. La recensione in esclusiva su questo blog mercoledì 1 dicembre.

Escono anche il documentario biografico Nowhere Boy, dedicato alla giovinezza della rock-star più venerata al mondo, John Lennon, e il drammatico e attualissimo Il responsabile delle risorse umane di Eran Riklis.

Insomma al cinema da venerdì 3 dicembre sembra esserci davvero un film per tutti i gusti. Come al solito non mi resta che augurarvi: Buona visione!

giovedì 25 novembre 2010

Le uscite della settimana – Venerdì 26 Novembre

 
 Sei le nuove uscite al cinema questa settimana. Il genere drammatico predomina con due significative eccezioni: il film d’animazione targato Disney Rapunzel – L’intreccio della torre e il primo cine-panettone ad arrivare sugli schermi A Natale mi sposo con Massimo Boldi, anche regista,Vincenzo Salemme, Nancy Brilli, Massimo Ceccherini ed Enzo Salvi. Il film è distribuito da Medusa.







 
  
Distribuito da Fandango, esce nelle sale Precious di Lee Daniels con Mo'Nique, Paula Patton, Sherri Shepherd e le star della musica Lenny Kravitz e Mariah Carey. Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitore al Sundance del Premio del Pubblico e del Gran Premio della Giuria, il fim racconta la drammatica storia di Precious Jones, diciassettenne con un corpo obeso e un figlio nel ventre (il secondo, ed entrambi sono frutto di incesto). A scuola viene derisa dai compagni anche perché non ha ancora imparato a leggere e scrivere. A casa la madre non solo non la difende dalle violenze del padre ma la accusa di averglielo rubato. Precious però, solo apparentemente ottusa, tiene duro. Accetta l'offerta di iscriversi a una scuola con un programma speciale e lì, finalmente, comincia ad apprendere come leggere e scrivere. Decide anche di tenere il bambino ma la strada verso l'autodeterminazione non è delle più facili.

Distribuito dalla Bim, nelle sale anche The Killer Inside Me di Michael Winterbottom con Casey Affleck, Kate Hudson, Jessica Alba, Ned Beatty, Elias Koteas. Un thriller dalle forti tinte noir di cui potete vedere il servizio realizzato da me su questo blog cliccando sull’archivio a lato.
Non solo cine-panettone di produzione italiana ma anche La donna della mia vita di Luca Lucini. Con Luca Argentero, Alessandro Gassman, Stefania Sandrelli e Valentina Lodovini. È la storia di due fratelli Leonardo e Giorgio molto diversi tra loro. Tanto il primo è affidabile e sensibile, quanto il secondo è incostante e donnaiolo. A tenerli uniti e proteggerli ci pensa Alba, una madre chioccia con la tendenza a controllare tutto, marito e figli inclusi. E ci riesce, almeno fino al giorno in cui Giorgio scopre che la nuova fidanzata del fratello non è altri che Sara, con cui ha avuto una delle sue turbolenti relazioni extraconiugali. Distribuito da Universal Pictures.

Last but not least, Il mio nome è Khan di Karan Johar, con Shah Rukh Khan, Kajol, Katie A. Keane, Kenton Duty, Benny Nieves. Rizvan Khan soffre sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome di Asperger che gli consente di comunicare meglio in forma scritta che orale e che gli impedisce di intuire le reazioni altrui. Cresciuto con la madre e un fratello geloso delle attenzioni che gli venivano dedicate ha sviluppato una particolare abilità nel riparare guasti meccanici. Dopo la morte della genitrice il fratello, emigrato e in carriera da tempo, gli trova un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici negli Stati Uniti. Qui Khan conosce Mandira Rathore, madre single di un ragazzino a cui l'uomo si affeziona e che prenderà il suo cognome. Proprio dal cognome musulmano inizieranno i problemi per il ragazzino dopo l'11 settembre 2001. La tragedia è in agguato. Distribuito da 20th Century Fox.



A tutti quanti, buona visione!

lunedì 22 novembre 2010

Visto al V° Festival Internazionale del Film di Roma & Ancora nei cinema: Una vita tranquilla



Applauditissimo all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, alla cui prima ha assistito anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Una vita tranquilla racconta la storia di Rosario Russo (Toni Servillo), un napoletano cinquantenne che vive in Germania da 15 anni come cuoco nel proprio ristorante. Accanto a lui ha la sua famiglia: la moglie tedesca Renate (Juliane Köhler) e il figlio Mathias (Leonardo Sprengler). Tutto scorre tranquillo fino a che il suo celato passato si ripropone nelle fattezze di due giovani napoletani Edoardo (Francesco Di Leva) e Diego (Marco D'Amore), due malavitosi, recatisi in Germania per un regolamento di conti. Diego è il figlio di Rosario, abbandonato insieme alla madre 15 anni prima a causa di contrasti con il clan mafioso di cui Rosario faceva parte e che torna per rivedere il padre. Ma Edoardo riconosce Rosario e rischia di mettere a rischio la "vita tranquilla" dell'uomo…

Una vita tranquilla rappresenta per il regista Claudio Cupellini un bel salto di qualità rispetto al precedente Lezioni di cioccolato, commedia sciatta e banale scritta male e recitata peggio. Qui, almeno sul versante interpretazione, Cupellini va sul sicuro, potendo contare sulla prova di Toni Servillo, uno dei migliori attori viventi in circolazione nel panorama del cinema italiano che, nona  caso, si è aggiudicato il premio come miglior attore al Festival Internazionale del Film di Roma. La trama è tosta e rappresenta un vero e proprio pugno nello stomaco degli spettatori. Lo stile essenziale e asciutto della narrazione è funzionale ad una storia di delitto e castigo, discesa agli inferi e redenzione in cui le colpe dei padri ricadono sui figli e in cui il passato non può essere cancellato con un colpo di spugna.

Visto al V° Festival Internazionale del Film di Roma & Ancora nei cinema: The Social Network



Il film è incentrato sui primi e tumultuosi anni del social network Facebook, dalla sua fondazione nel 2004 da parte dello studente universitario di Harvard Mark Zuckerberg fino alla causa da 600 milioni di dollari indetta contro Zuckerberg dai fratelli Winklevoss e dall’ex-socio Eduardo Saverin.

Un film sulla nascita del social network più diffuso e popolare al mondo era d’obbligo dato il suo successo. Un po’ meno scontato il fatto che a dirigerlo venisse chiamato David Fincher (Alien 3, Seven, Fight Club e Zodiac). Il risultato è un film altalenante che comincia con l’ubriacare lo spettatore di parole per dissolversi in una causa legale (anzi, un paio) piuttosto piatte e insignificanti dal punto di vista cinematografico. Tutto sommato le due ore di film scorrono senza (quasi) mai annoiare, ma anche senza lasciare un graffio che sia uno, se escludiamo l’aver spiegato a milioni di utenti-spettatori come è nato il social network a cui quotidianamente affidiamo le nostre vite, i nostri ricordi, immagini, pensieri ed emozioni. Quindi a parte l’intento sociologico, poca roba. E dello stile di Fincher nemmeno l’ombra. Un’occasione sprecata, ma forse non poteva essere altrimenti.

Visto al V° Festival Internazionale del Film di Roma & Ancora nei cinema: Last Night



Michael (Sam Worthington) e Joanna (Keira Knightley) sono due trentenni che stanno insieme dai tempi del college. Il loro sembra un matrimonio felice, ma una sera Joanna sospetta che Michael l’abbia tradita con una collega (Eva Mendes). I due si chiariscono ma al mattino dopo Michael deve partire per lavoro con la stessa collega. Il caso vuole che durante la sua assenza una vecchia fiamma (Guillaume Canet), vada a trovare Joanna. Sarà una notte infuocata per entrambi i coniugi: Michael capitolerà ma se ne pentirà subito e tornerà da Joanna in anticipo, sua moglie invece si fermerà prima di consumare il tradimento, ma lo farà piangendo…

È stato il film d’apertura dell’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Ad accompagnare la proiezione c’erano le due attrici protagoniste della pellicola, Keira Knightley e Eva Mendes, insieme al fascinoso Guillaume Canet, attore e regista francese, oggetto del desiderio del personaggio interpretato da Knightley.
Essenzialmente si tratta di un film sulle relazioni di coppia e sulle tentazioni della vita quotidiana, sulle speranze disattese e sulle promesse infrante, sui sentimenti scricchiolanti e sulle instabilità del cuore.
Lo sguardo della regista Massy Tadjedin è di quelli intimisti, attenti alle pieghe dell’animo e ai non detti, ai sottintesi che caratterizzano le nostre esistenze e le nostre scelte sentimentali. Efficaci gli interpreti sulle cui spalle pesa, in un film del genere che punta tutto sui dialoghi e sui primi piani ravvicinati dei suoi interpreti, la buona riuscita dell'operazione. Meglio gli interpreti maschili, espressione di due tiplogie diverse ma complementari dell'essere uomo, che non quelli femminili. Knightley convince ma non avvince mentre Mendez è alle prese con un personaggio odioso (la donna che va col marito di un'altra consapevolmente,) che al di là delle apparenze nasconde un passato doloroso rivelato nel momento più opportuno per far digerire allo spettatore il "crimine" d'amore.
Non è un film consigliato ai romanticoni questo Last Night. La storia, infatti, può lasciare con l’amaro in bocca ma…c’est la vie!

Ancora nei cinema: Inception – I labirinti della mente di Christopher Nolan


  
Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un estrattore che ruba segreti dalle menti delle persone, mentre queste stanno dormendo e sognando, spesso in bilico tra il mondo reale e quello onirico. Insieme al suo socio Arthur (Joseph Gordon-Levitt), Cobb si infiltra nei sogni di un potente uomo d'affari giapponese di nome Saito (Ken Watanabe) per eseguire un'estrazione, un processo con il quale è possibile rubare informazioni dal subconscio del soggetto. L'estrazione fallisce quando Mal (Marion Cotillard), la moglie defunta di Cobb che appare sotto forma di proiezione del suo subconscio, interferisce con l'operazione. Saito propone a Cobb un accordo: gli permetterà, grazie alle sue conoscenze, di tornare dai due figli, dai quali è dovuto fuggire quando venne accusato dell'omicidio della loro madre. In cambio, il team di estrattori dovrà eseguire per lui il pericoloso processo opposto chiamato inception, ovvero l'innesto di un'idea nella mente di Robert Fischer (Cillian Murphy), figlio del rivale in affari di Saito. L'idea consiste nel convincere l'uomo a dividere il suo impero economico alla morte del padre.
Christopher Nolan da sempre gioca con la percezione dello spettatore scomponendo lo spazio e il tempo delle sue storie. Fin dai tempi di Memento, film (quasi) d’esordio del regista e sceneggiatore britannico, Nolan frammenta la dimensione temporale del racconto, stimolando l’attività cerebrale dello spettatore che, se vuole capirci qualcosa, non può permettersi la passività che spesso accompagna la visione. In Inception Nolan si spinge oltre arrivando a moltiplicare e differenziare non solo la dimensione temporale, ma soprattutto i piani e gli spazi fisici della storia, tra “realtà”, sogno e livelli onirici vari. La costruzione dello spazio onirico risulta senza dubbio affascinante, si tratta dell’elemento di maggior pregio del film, così come il legame tra Cobb e la moglie defunta. L’intreccio, tuttavia, risulta solo moderatamente avvincente. La causa, a parere di chi scrive, è l’appeal della storia di fondo, la motivazione alla base dell’inception , alla cui scelta Nolan avrebbe potuto dedicare maggiore attenzione. La sensazione è che l’autore abbia badato più alla confezione che al contenuto, confezionando in maniera affascinante un materiale narrativo modesto. Il finale ambiguo, poi, non giova al fine del giudizio complessivo, anzi.

Ancora nei cinema: Buried – Sepolto. Ryan Reynolds nel thriller claustrofobico del regista spagnolo Rodrigo Cortés



Un uomo (Ryan Reynolds) si risveglia all’interno di una cassa mortuaria sepolta sotto terra. Con sé ha solo un cellulare, un accendino zippo e una matita. Grazie all’aiuto di questi tre oggetti deve riuscire a capire per quale motivo si trova lì e, soprattutto, come fare a salvarsi. E tutto questo prima che il tempo a sua disposizione, legato alla disponibilità di ossigeno, finisca. Sono queste le “difficili” premesse del secondo lungometraggio del regista spagnolo Rodrigo Cortés, interpretato dall’attore canadese Ryan Rynolds. Nelle sale italiane da venerdì 15 ottobre.

90 minuti all’interno di una cassa mortuaria sepolta chissà dove, chissà da chi. È questo l’incipit di Buried – Sepolto, thriller claustrofobico che svela le sue carte a poco a poco, con il lento ma drammatico incedere della narrazione. E infatti il film decolla solo dopo i primi 10-15 minuti iniziali, giustamente e volontariamente un po’ confusi e incerti sull’andamento della storia. Così lo spettatore scopre insieme al protagonista Paul Conroy, mercenario americano che lavora come camionista in Iraq, il motivo per cui l’uomo si trova sepolto vivo e partecipa insieme a lui alla lotta contro il tempo per reperire le informazioni utili alla salvezza. L’unico legame tra Paul e il mondo esterno è rappresentato da un telefono cellulare che l’uomo deve utilizzare per riuscire ad ottenere il riscatto chiesto dai suoi sequestratori.
Anche se l’aspetto thriller rappresenta l’elemento dominante del film, il regista non manca di fornire alla storia un importante contesto storico e culturale che porta con sé una certa critica politico-sociale piuttosto palese nei confronti degli Stati Uniti d’America e del loro coinvolgimento economico-militare in Iraq.
Dopo una serie di cortometraggi e il grande successo di The Contestant, il suo primo lungometraggio del 2007 che gli è valso un ottimo successo di critica ottenendo diversi riconoscimenti, tra cui il Premio della Critica al Festival di Cinema di Malaga, Rodrigo Cortès torna al cinema con il claustrofobico Buried – Sepolto, anch’esso apprezzatissimo dalla critica. Nonostante la difficile premessa, un solo personaggio “fisico” in scena tutto il tempo in uno spazio angusto che interagisce solo con voci metalliche provenienti da un telefono cellulare, Rodrigo vince la sfida della suspence e confeziona un piccolo gioiellino in cui tempo della storia e tempo della narrazione coincidono (quasi) perfettamente come nel celebre Nodo alla gola di hitchcockiana memoria.
E dopo il grande successo di Buried, il regista è già al lavoro sul set del suo prossimo film, Red Lights, ancora una volta un thriller, con protagonista l’attrice statunitense Sigourney Weaver.

Titolo originale: Buried
Regia: Rodrigo Cortés
Cast: Ryan Reynolds, José Luis Garcia Pérez, Stephen Tobolowsky, Samantha Mathis
Origine: Spagna 2010
Distribuzione: Moviemax
Durata: 95 minuti

venerdì 19 novembre 2010

L’estate di Martino. Racconto di formazione tra Storia e favola





In competizione al V° Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione Alice nella città, arriva nelle sale L’estate di Martino, film d’esordio del regista teatrale Massimo Natale. Il protagonista del titolo è un adolescente (Luigi Ciardo), orfano di madre, che stringe amicizia con il Capitano della Marina degli Stati Uniti Jeff Clark (Treat Williams). Siamo nell’Italia del 1980, dilaniata dalla strage di Ustica e dall’attentato alla stazione di Bologna. La Storia di una nazione si intreccia con la “piccola” storia di un giovane innamorato della fidanzata del fratello e in perenne conflitto col padre che trova nel surf l’occasione di riscatto e la possibilità di maturare. Nelle sale da venerdì 19.
L’esordio alla regia cinematografica di Massimo Natale è folgorante. Senza esagerare, si può parlare di un film poetico e leggiadro in cui temi importanti quali il conflitto generazionale e il passaggio all’età adulta vengono affrontati senza pesantezza alcuna, lasciando spazio ai sentimenti e alla dolcezza, intrecciando Storia nazionale e storie personali, spaccati di una realtà provinciale, quella pugliese, sulle cui sponde del mare è ambientata la vicenda, e suggestioni da favola, quella del Principe Dragut, che la mamma del protagonista gli raccontava sempre quando era piccolo. 

La storia di Martino che prova i primi palpiti d’amore adolescenziale per Silvia (Matilde Maggio) si svolge sullo sfondo della strage di Ustica. La cronaca irrompe nella sonnolenta vita di provincia, resa ancora più placida dall’estate, periodo dell’anno tradizionalmente dedicato al mare, al sole, agli amici e agli amori. Le giornate di Martino trascorrono caratterizzate proprio da questi elementi. Tuttavia la sua estate comincia a prendere una piega inaspettata in seguito all’amicizia col Capitano Clark, militare americano in licenza, che insegna al giovane la disciplina e la dedizione necessari per approcciarsi allo sport, nel caso specifico il surf d’importazione che diventa metafora della vita. E mentre il rapporto d’amicizia è ostacolato dal padre di Martino, operaio comunista, severo e violento, convinto che la strage di Ustica sia stata provocata dagli americani, la storia d’amore con Silvia è resa difficile dai sentimenti che il fratello di Martino prova per quella che considera la sua ragazza. In parallelo, la favola del Principe Dragut, l’eroe che sfida il mare per amore e salva il mondo dal dolore delle morti violente. 

Dragut è Martino, che con l’eroe condivide la passione e la determinazione, e Martino è Dragut, senza soluzione di continuità. Entrambi, sempre più consapevoli delle proprie potenzialità, vanno verso un destino già scritto, terribile e allo stesso tempo “necessario”. Nel finale, realtà e favola collimano nel sogno di una realtà “altra”, un universo parallelo in cui il dolore e la violenza vengono sradicate dal sacrificio di uno. Ma sognare che le cose siano andate diversamente non significa dimenticare. Proprio per questo il film è dedicato alle 85 vittime dell'esplosione alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Luigi Ciardo si rivela un interprete perfetto: calato in modo convincente e coinvolgente nella parte del giovane e tormentato Martino, tiene testa al ben più navigato Treat Williams, indimenticato interprete del musical pacifista Hair.

Regia: Massimo Natale
Cast: Treat Williams, Luigi Ciardo, Matilde Maggio, Pietro Masotti, Matteo Pianezzi
Origine: Italia 2010
Distribuzione: Movimento Film
Durata: 90 minuti

venerdì 4 giugno 2010

Humpday - Un mercoledì da sballo. Un film sull’amicizia oltre ogni limite



Ben (Mark Duplass) e Andrew (Joshua Leonard), amici dai tempi del college, si ritrovano dopo 10 anni di lontananza e riprendono ben presto la loro dinamica macho competitiva, sebbene le loro vite siano cambiate notevolmente. Ben si è sistemato, ha un lavoro, una moglie e una casa; Andrew ha preso un’altra strada e fa l’artista nomade, viaggiando per il mondo, dal Chiapas alla Cambogia. Dopo aver partecipato ad una festa “dionisiaca”, si ritrovano intrappolati in una reciproca scommessa: partecipare ad un festival porno-cinematografico per dilettanti. Ma come fare se si è eterosessuali e non si dispone di una controparte femminile? Una volta esauriti l’alcol e le chiacchiere da spacconi, rimane loro una sola idea…

L’idea è quella di girare un film porno gay, ovvero spingersi fino a compiere un atto sessuale completo davanti ad una videocamera. L’impresa, già non facile a dirsi, si rivela ovviamente ancora più complicata a farsi, anche a causa della moglie di Ben, Anna (Alycia Delmore). La tensione drammatica e l’umorismo scandalizzato di cui la pellicola si fa portatrice derivano dal fatto che, per quanto si credano selvaggi e aperti di mentalità, i due amici sono così determinatamente etero che quando si spingono ai limiti della loro eterosessualità, ne restano profondamente e inevitabilmente sconvolti. La storia funziona e, nonostante il tema, non scade mai nell’inverosimile in virtù dell’ottima caratterizzazione dei personaggi, che risultano ben sviluppati. Il film si ritrova così ad affrontare tematiche più ampie e serie, che vanno al di là del riso suscitato dalle imbarazzanti sequenze e dalle situazioni di irresistibile comicità: i limiti dell’intimità nell’amicizia tra maschi, il modo in cui il proprio mostrarsi può cambiare in presenza di persone diverse e quello in cui l’arrivo improvviso di un amico di vecchia data possa provocare una crisi d’identità. Attraverso l’analisi di tutte queste tematiche, il film ci mostra le nostre vita allo specchio, costringendoci a fare un bilancio della nostra situazione e facendoci chiedere se avremmo potuto essere “altro” se le cose fossero andate diversamente.

Il film è stato scritto e diretto dalla regista di film sperimentali e documentari Lynn Shelton, al suo terzo lungometraggio dopo aver diretto, e scritto, We go way back nel 2006 e My effortless brilliance nel 2008. <<Mi hanno sempre affascinato i confini dell’identità sessuale e quanto possano essere rigidi o fluidi>>, ha dichiarato la regista. <<Mi hanno chiesto cosa, in quanto donna, mi affascina nel girare film sui rapporti tra uomini e in che modo la mia femminilità possa influire su tali storie. Non so rispondere alla seconda parte della domanda, ma posso dire di aver sempre osservato da vicino la vita emotiva delle persone e mi sono sentita particolar-mente attratta e commossa da personaggi che desiderano fortemente legare gli uni con gli altri, ma che faticano molto a farlo>>.

Superba la prova dei due attori protagonisti Mark Duplass (regista e sceneggiatore oltre che attore) e Joshua Leonard (già visto in The Blair Witch Project, Hatchet e Men of Honor), alle prese con due convinti eterosessuali che, per forza di cose, si ritrovano a dover interpretare davanti alla telecamera un film porno gay.

Nella versione italiana, i due protagonisti sono doppiati da Lillo e Greg.

Scritto e diretto da: Lynn Shelton

Cast: Mark Duplass, Joshua Leonard, Alycia Delmore, Lynn Shelton e Trina Willard

Fotografia: Benjamin Kasulke

Montaggio: Nat Sanders

Suono e Musica: Vinny Smith

Scenografia: Jasminka Vukcevic

Origine: USA 2009

Distribuzione: Archibald Enterprise Film

Durata: 95 minuti

lunedì 31 maggio 2010